I Baschenis e la Danza Macabra
E se le chiese alpine, con i loro campanili appuntiti, fossero anche dimora di affreschi del XVI secolo perfettamente conservati? È il caso di quelle della Val Rendena, affrescate dai Baschenis.
I Baschenis furono una longeva dinastia di artisti del sacro, originari delle valli bergamasche. Specializzati in affreschi, erano pittori itineranti, che tramandavano il proprio sapere di padre in figlio. Si affermarono nel pieno dello stile tardo gotico – movimento diffuso in buona parte dell’Europa, caratterizzato da tematiche cortesi e da un vivace realismo sfociante talvolta nel grottesco.
Tra tutti gli artisti della famiglia, Simone Baschenis II fu il più rappresentativo e “moderno”. Conobbe le ricerche formali del Rinascimento e, con il figlio Filippo, lavorò all’ombra delle Dolomiti di Brenta fino al 1547. Fu l’autore delle “Danze Macabre” di Santo Stefano (Carisolo) e San Vigilio (Pinzolo), due delle nove chiese affrescate dai Baschenis in Val Rendena.
In un’epoca dove la maggior parte della popolazione era analfabeta, gli affreschi negli edifici sacri avevano un duplice scopo: decorativo ed educativo. I fedeli potevano così imparare i dogmi della Chiesa, semplicemente osservando le pitture.
L’antica chiesa di San Vigilio venne probabilmente eretta nel X secolo. Nel 1539 Simone II decorò il prospetto sud con uno dei più straordinari affreschi della valle: la “Danza Macabra”, iconografia piuttosto rara nell’arco alpino.
Giunto sino a noi in gran parte integro, questo ciclo artistico è uno dei più interessanti d’Europa riguardanti “La Danza Macabra”, un soggetto artistico legato al tema della morte diffusosi a partire dall’area francese.
Pare che la prima raffigurazione della “Danza Macabra” venne realizzata nel 1424 all’interno del Cimitero degli Innocenti di Parigi. Fu un tema innovativo e di forte impatto emotivo per la società dell’epoca. In associazione al mantra Memento Mori (ricordati che devi morire), si esprimeva con forza anche l’uguaglianza di tutta la società di fronte alla morte, qualsiasi fosse l’estrazione sociale di ciascuno.
Su uno sperone di roccia, suggestivo e misterioso, all’imbocco della Val Genova, sorge la chiesa di S. Stefano: all’interno si possono ammirare le opere di diversi pittori della dinastia Baschenis, tra cui i santi dipinti da Antonio nel 1461, mentre all’esterno, ritroviamo gli affreschi realizzati da Simone II, che lasciò la propria firma nell’intradosso della finestra. Sotto alle scene della vita di S. Stefano, troviamo la “Danza Macabra” accompagnata, come a Pinzolo, dalla raffigurazione dei sette peccati capitali.
Un museo a cielo aperto, immerso nel verde delle conifere.


