Se Atene è la patria del teatro e l’Italia quella dell’opera, allora l’Arena di Verona è la dimora della lirica contemporanea: seguiteci nel viaggio in uno degli anfiteatri più suggestivi del mondo, a pochi giorni dall’apertura del festival estivo, alla sua 96esima edizione.

La città dei Montecchi e dei Capuleti si tinge di lirica con un cartellone che va dal 22 giugno al 1 settembre, al ritmo dei capolavori della tradizione: da Carmen ad Aida passando per Il Barbiere di Siviglia, Nabucco, e Turandot. Piazza Brà risuona dei ritornelli più noti da quasi un secolo: chi non ha mai canticchiato “Figaro qua, Figaro là”, anche solo dopo averlo sentito in uno spot pubblicitario? L’aria più famosa di Mozart andò in scena nel Settecento, circa cento anni dopo la nascita dell’Opera. “La Favola d’Orfeo” fu il titolo della prima mai performata, composta da Monteverdi nel 1607.

L’Arena di Verona fu costruita nel I° secolo d.C. sotto Augusto, per ospitare giochi, spettacoli e scontri fra gladiatori. Le lotte si svolgevano al centro nella zona chiamata harena (in latino “sabbia”) e utilizzata per assorbire il sangue di uomini e animali. Dal 1800, l’Anfiteatro venne destinato alla stagione lirica, che nel Novecento divenne un appuntamento periodico.

L’Ottocento fu in effetti il momento d’oro dell’opera: da Verdi a Wagner, le sinfonie dei grandi compositori europei calcavano i palchi dell’intero vecchio continente. Musica, canto, recitazione, testo e regia: il melodramma mescola registri, colori, persone e talenti.

Rossini, Donizetti, Bellini, Verdi, Puccini; il loro lavoro narra storie d’amore, tradimenti, guerre, intrighi, gelosie e colpi di scena. Mozart, le sue note canzonatorie, il suo essere orgoglioso, permaloso e naïve; Rossini, genio delle overture a ridosso del debutto; Verdi e la sua vita di solitudini: virtuosismi e debolezze come facce della stessa medaglia, reinterpretati all’Arena da produzioni internazionali di altissimo livello.

Dietro alla magia di un’opera ci sono soprattutto mestieri e manifatture di artigiani italiani: mani veloci e colte pizzicano corde alla direzione di una bacchetta; mani sapienti cuciono costumi di pregiati tessuti e imbastiscono parrucche; mani ammaccate costruiscono scenografie mobili e immobili, montano fari policromi, dirigono luci e ombre e si appoggiano sul cuore all’inchino di un pubblico di oltre 20.000 posti a sedere tra platea, gallerie e gradinate.

Nei backstage ci sono vere e proprie città di attori, musicisti, cantanti, comparse, carpentieri, macchinisti e scrittori.
Villaggi nascosti dietro alle quinte, che ogni anno rivivono da giugno a settembre nel festival organizzato dalla Fondazione Arena di Verona: un’esperienza promossa fra le attività offerte dal Resort, che organizza transfer su richiesta verso la città degli innamorati, a suon di inni e preludi.

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